Meti lancia il progetto “Specchio Riflesso – un percorso di indagine e trattamento contro gli abusi sessuali sui minori”, finanziato nell’ambito del Fondo di Beneficenza ed opere di carattere sociale e culturale di Intesa Sanpaolo. L’iniziativa ha carattere nazionale, con attività principali in Lombardia, Piemonte, Lazio e Toscana, e azioni di disseminazione sull’intero territorio italiano.
Il progetto nasce per rispondere alle rilevanti lacune ancora presenti in Italia sul piano della ricerca, della prevenzione e del contrasto agli abusi sessuali sui minori, attraverso un approccio integrato che combina indagine scientifica, formazione specialistica e sensibilizzazione pubblica. Specchio Riflesso ha una durata di diciotto mesi e si articola su tre pilastri principali: una ricerca retrospettiva finalizzata all’aggiornamento dei dati sul fenomeno; un articolato programma di formazione rivolto al personale medico e sociosanitario; una campagna di comunicazione orientata a rendere visibili gli aspetti meno conosciuti e più complessi della violenza sessuale sull’infanzia.
La scelta dell’ambito di intervento risponde a un duplice livello. A livello nazionale, il progetto si inserisce in un contesto caratterizzato da una carenza di dati aggiornati e da una limitata diffusione di strumenti di prevenzione e formazione, nonostante l’elevata incidenza e la gravità delle conseguenze degli abusi sessuali subiti in età infantile. In particolare, intercettiamo l’urgenza di rafforzare le competenze in ambito sanitario e ospedaliero, contesti nei quali il rischio di vittimizzazione secondaria risulta ancora elevato. A livello regionale, Lombardia e Piemonte rappresentano territori ad alta incidenza di reati sessuali sui minori, elemento che ha orientato la scelta delle principali azioni territoriali, anche in considerazione del radicamento operativo di Meti APS e della rete CISMAI in tali aree.
La ricerca retrospettiva coinvolge circa 100 persone adulte survivor di abusi subiti durante l’infanzia, di genere femminile, maschile e non binario, attraverso questionari anonimi e focus group. L’obiettivo è rendere le vittime protagoniste del processo di produzione dei dati, allineando le informazioni disponibili allo stato attuale del fenomeno e ponendo le basi per future strategie di prevenzione e tutela. I risultati confluiranno in articoli scientifici, in un report accessibile a un pubblico eterogeneo e in un insieme di strumenti operativi.
La fase formativa è rivolta a un target medico e sociosanitario e prevede il coinvolgimento di circa 350 professionisti, tra formazioni in presenza e webinar, anche grazie all’attivazione della rete dei partner. Le formazioni sono orientate a rafforzare la capacità di riconoscimento precoce degli abusi, a promuovere approcci trauma-informed e a ridurre il rischio di vittimizzazione secondaria nei contesti di cura.
La campagna di comunicazione e gli strumenti educativi prodotti – tra cui un gioco da tavolo sul tema del consenso e una serie di workshop – si rivolgono a un pubblico ampio e intergenerazionale, con l’obiettivo di ridurre la distanza tra percezione e realtà del fenomeno e di aumentare gli strumenti di tutela anche nei contesti familiari.
Specchio Riflesso si configura come un passo necessario, seppur non sufficiente, verso un sistema più consapevole, competente e responsabile nella prevenzione e nel contrasto agli abusi sessuali sui minori.
Un progetto innovativo per rompere il silenzio
In Italia mancano studi aggiornati che raccontino cosa accade dopo l’infanzia a chi ha subito abusi sessuali. L’assenza di dati rende questi vissuti invisibili, ostacolando la creazione di politiche di cura e responsabilità collettiva. Per rispondere a questa urgenza, Meti APS presenta “Specchio Riflesso”, un progetto della durata di 18 mesi finanziato nell’ambito del Fondo di Beneficenza ed opere di carattere sociale e culturale di Intesa Sanpaolo.
Una ricerca "con le persone, non sulle persone"
A differenza delle indagini tradizionali, Specchio Riflesso è portato avanti da un’équipe che unisce competenza scientifica e sapere incarnato: i ricercatori coinvolti sono essi stessi survivor di abusi sessuali infantili. Questa scelta metodologica garantisce la creazione di strumenti trauma-informed, rispettosi e capaci di un ascolto reale.
Il cuore del progetto è una ricerca retrospettiva che mira a coinvolgere circa 100 persone adulte survivor (di ogni genere e identità). L'obiettivo è rendere le vittime protagoniste della produzione dei dati, trasformando il dolore individuale in uno strumento di cambiamento sociale.
Invitiamo tutte le persone adulte con esperienze di abuso sessuale infantile a contribuire attraverso un questionario online totalmente anonimo.